St.Katharine Docks

Nel tempo mi è capitato di incontrare persone a cui Londra è indifferente o magari non piace proprio; poi ci sono persone che la amano. Che la amano alla follia, esattamente come me. Ecco, questo ho notato, se ami Londra la ami profondamente.

Il mio amore per Londra risale a tanti anni fa quando, appena diciottenne e con un dolore troppo grande nel cuore, l’ho vista per la prima volta. In effetti sono sempre stata un po’innamorata dell’idea di Londra, già da piccolissima, quando Sister Catherine ci insegnava le prime parole inglesi su quei libri pieni di disegni colorati che ci raccontavano di posti “lontani”.

St.Katharine Docks è uno di quei posti dove mi fermo ogni volta che vado a Londra. Sempre, una tappa fissa. Anche il mio piccino c’è stato, ben due volte. La prima, quando lui era un esserino minuscolo che nuotava nella mia pancia, mi sono seduta su una panchina qui, al sole di aprile, a mangiare Doritos contro la nausea e bere acqua aromatizzata al lime! (Benedetti gli inglesi che vendono queste acque, le uniche che riuscivo a bere con la nausea. Qui a Roma non sono riuscita a trovarle!). La seconda, quando pochi mesi fa, a giugno, si è addormentato proprio qui, nel suo passeggino.

In questo piccolo porto, fra la Torre di Londra e il Tower Bridge, nell’800 confluivano merci pregiate come tè, spezie, profumi, avorio, zucchero, rum, brandy e marmo, dall’Europa, dalla Indie, dall’Africa e dall’Oriente.

IMG_7641

Oggi è un piccola “oasi” incantata nel centro della città, fra i grattacieli e le orde di turisti in fila per la Torre, che ti accoglie con la sua bellezza elegante e silenziosa. Esci dalla metro, passeggi lungo il Tamigi, oltrepassi la Torre e sulla sinistra, fra i palazzi e gli uffici, quasi senza accorgertene, scopri l’entrata di St.Katharine Docks. La attraversi e ti trovi in un posto dove il tempo sembra fermarsi, soprattutto di mattina, silenzioso ed accogliente, dove fare una pausa dai ritmi londinesi a sorseggiare un caffè in tranquillità cullati dall’impercettibile dondolio delle barche ormeggiate.

Qui da cinque anni, ogni venerdi, dalle 11 alle 15 ha luogo “The good food market”, un mercatino dove è possibile assaggiare prodotti locali ed internazionali.

IMG_7642IMG_7643IMG_7644IMG_7645

Questo è uno dei miei posti del cuore, per il modo in cui mi sento quando sono qui, perché racchiude in sé tutta la bellezza senza tempo di Londra, mix di oggi e di ieri, di antico e di moderno, di tradizione e futuro.

 

Arianna

 

Annunci

Harris Tweed.

E’cercando una borsa per me online, approfittando del riposo pomeridiano del mio dolce nanetto, che sono venuta a scoprire  un mondo incantato.

Chi lo direbbe che una cosa materiale come lo shopping può rivelarsi così affascinante ed emozionante?

Ammetto che la mia anima e il mio cuore sono particolarmente ricettivi ai richiami e alle suggestioni d’oltremanica, ma tant’è.

Cerco una borsa di tweed e scopro un mondo incantato fatto di antiche tradizioni, di storia e colori. Un mondo nascosto nelle isole scozzesi Ebridi, più precisamente le Ebridi esterne, un mondo fatato fatto di musica di cornamuse, venti gelidi, mare, brughiere, distese di erica e spiagge bianche.

IMG_7556

Photo credit: (c) David Maclennan

IMG_7559

Photo credit: (c) D Gore

IMG_7555

Photo credit: (c) David Fleet

E’ qui che da secoli viene prodotto l’Harris Tweed ( Clò Mòr in gaelico, “big cloth”), un tessuto di lana caldo e resistente, utilizzato anticamente da pastori e pescatori per proteggersi dal freddo gelido di queste isole. Scopro che tradizionalmente alle donne spettava il lavoro di battitura del tessuto, “waulking the tweed”, per renderlo più compatto, morbido e resistente, lavoro accompagnato e coordinato dal ritmo delle “waulking songs”, canti tipici, in gaelico scozzese.

Fu la Contessa di Dunmore, Lady Catherine Herbert, durante gli anni della Carestia delle patate in Scozia, a metà ‘800, che lo promosse presso la sua cerchia di amici aristocratici, rendendolo famoso ed incentivandone la produzione locale, fino ad allora ad uso personale.

Harris Tweed è diventato marchio registrato nel 1909, con il logo del mappamondo, richiamo allo stemma dei Dunmore, appunto, e dal 1993 è l’unico tessuto al mondo protetto da un Atto del Parlamento, che ne decreta i tratti distintivi assicurando l’autenticità  di questo tessuto prodotto esclusivamente in queste isole, partendo dalla lana scozzese, tinta e miscelata artigianalmente, e tessuta in due fasi, industriale e artigianale, da tessitori locali.

Sembra che nei colori di questo tessuto sia possibile ritrovare i colori degli stessi paesaggi nei quali l’Harris Tweed viene prodotto, il colore delle spiagge, del cielo, della terra, dell’erba, del mare, della brughiera, e il calore della passione e dell’amore con cui la gente di queste isole continua a produrlo da secoli.

Io non ho ancora scelto la mia borsa, ma sono certa che tenerla in mano sarà come tenere in mano un pezzetto di storia di questo paese che mi fa sognare.

 

Arianna

Photo credit: harristweed.org,

(c) Murdo Macleod

 

 

 

 

 

 

 

 

 

It’s beginning to look a lot like Christmas!   

Non credo esista festa più amata e nello stesso tempo “odiata” del Natale. Scelgo di mettere tra virgolette “odiata” perché credo che in fondo nessuno la odi davvero. Penso invece che a chi dice di odiarla, semplicemente manchino quelle atmosfere e quelle emozioni, quello stupore incantato degli occhi del bambino che fu, persi nel corso degli anni.  Visione troppo romantica? Forse. Un po’.

Chissà? Mi piace pensare sia così, ecco.

Il Natale si avvicina, e aspettando il giorno in cui potrò finalmente guardare col mio nano “Polar Express” bevendo cioccolata calda alla cannella e mangiando biscotti gingerbread , seduti sul tappeto (magari l’anno prossimo?), penso.

Processed with VSCOcam with t2 preset

Vedo me stessa in viaggio nel tempo. Nel passato dell’uomo che, fra un po’ di anni, mio figlio diventerà. E allora voglio impegnarmi davvero, sin da ora, a riempire questi giorni di dolcezza e di magia. Apparecchiando la tavola con tovaglie natalizie, non solo il giorno di Natale, ma per tutto questo periodo di festa, ad esempio; mettendo lucine e candele qua e là. Impastando insieme biscotti che profumano l’aria di spezie e cannella, ascoltando musiche di Natale, appendendo stelline di feltro e cuoricini rossi per la casa. Passando più tempo con le persone care, gli amici, portando i nostri auguri, condividendo le piccole cose. Pensando a chi è meno fortunato. Leggendo storie di Natale, che sanno di semplicità, di bellezza, di famiglia, di buoni sentimenti.

Perché lo spirito del Natale entri nel cuore di mio figlio e gli racconti che il bene è possibile, che l’amore esiste ed è la cosa più importante, sempre.

Perché tutto questo diventi il suo passato da ricordare, le tradizioni della nostra famiglia, le sue tradizioni.

 

Arianna

Processed with VSCOcam with s1 presetProcessed with VSCOcam with s1 preset

Processed with VSCOcam with t1 preset