un abbraccio di carta.

In questo post niente scritto da me ma una proposta di lettura molto dolce e piena di emozioni.

Sorgente: un abbraccio di carta.

Annunci

“The book of tea”

“Beviamo, nel frattempo, un sorso di tè. Lo splendore del meriggio illumina i bambù, le sorgenti gorgogliano lievemente, e nella nostra teiera risuona il mormorio dei pini. Abbandoniamoci al sogno dell’effimero, lasciandoci trasportare dalla meravigliosa insensatezza delle cose.”

The_Book_of_Tea_1_large

In questo libro, pubblicato in inglese nel 1906, Kakuzo Okakura (1862-1913), discendente di una famiglia di samurai,  studioso dell’Oriente, grande storico del mondo moderno, dell’arte orientale e poeta, spiega agli occidentali “l’orientalità “dell’Oriente difendendola dagli stereotipi, servendosi del tè come simbolo, arrivando ai principi del taoismo e del buddismo, in particolare dello Zen.

In origine il tè fu medicina, per poi trasformarsi in bevanda. Nella Cina del VIII secolo entrò a far parte del regno della poesia, come uno dei passatempi raffinati. Nel XV secolo il Giappone lo elevò a religione estetica – il tèismo. Si tratta di un culto fondato sull’adorazione del bello, in contrapposizione alle miserie della vita quotidiana. Il tèismo ispira purezza e armonia, il mistero della carità reciproca, il senso romantico dell’ordine sociale. Fondamentalmente è un culto dell’Imperfetto, e al tempo stesso un fragile tentativo di realizzare qualcosa di possibile in quell’impossibile che per noi è la vita.”

Kakuzo Okakura parla delle origini del tè, della sua storia, della sua diffusione, per poi concentrare l’attenzione sulla cerimonia del tè e della sua importanza simbolica in Giappone e del Giappone. Cerimonia quasi religiosa, celebrata attraverso una ritualità e delle norme precise, che riguardano tempo e luogo, arredamento, utensili, azioni, gesti, e  che sanciscono la sottomissione del presente agli avi, al passato, alle antiche norme di vita.

Nel desolato deserto dell’esistenza, la stanza del tè era un’oasi in cui i viaggiatori affaticati potevano incontrarsi per abbeverarsi alla comune sorgente del piacere estetico. La cerimonia era una sorta di rappresentazione improvvisata, la cui trama si intesseva intorno al tè, ai fiori e ai dipinti. Non un colore che alteri il tono della stanza, non un suono che turbi il ritmo delle cose, non un gesto che comprometta l’armonia, non una parola che infranga l’unità dell’ambiente, tutti i movimenti devono esser compiuti in modo semplice e naturale. Sono questi gli scopi della cerimonia del tè.”

Libro bellissimo, da leggere tutto d’un fiato, con meraviglia, rispetto e tutto l’incanto per “l’anima” giapponese più profonda.

Arianna