La meccanica del cuore.

Uno, non toccare le lancette. Due, domina la rabbia. Tre, non innamorarti, mai e poi mai.”

La meccanica del cuore di Mathias Malzieu

Il 16 aprile 1874 è la notte più fredda del mondo ad Edimburgo e il sole sembra scomparso per sempre. Fontane ghiacciate, il fiume mascherato da lago di zucchero a velo, gli uccelli si congelano in volo. Solo gli orologi continuano a far battere il cuore di una città  congelata. In questa notte, in una vecchia casa di legno sulla cima della collina più alta di Edimburgo, nasce Jack con il cuore completamente ghiacciato. Ma Madeleine, la levatrice bizzarra e un po’ strega, che aiuta a mettere al mondo bambini e ripara la gente – sì, ripara la gente! – lo salva, applicando al suo cuore congelato un orologio a cucù, soluzione tanto ingegnosa quanto fragile. Bisogna essere prudenti con le emozioni, soprattutto con l’amore. “Un giorno o l’altro, tutto il piacere e la gioia che l’amore può suscitare si pagano con la sofferenza. E più si ama intensamente e più il dolore sarà moltiplicato.”

Uno, non toccare le lancette. Due, domina la rabbia. Tre, non innamorarti, mai e poi mai. Altrimenti, nell’orologio del tuo cuore, la grande lancetta delle ore ti trafiggerà per sempre la pelle, le tue ossa si frantumeranno, e la meccanica del cuore andrà di nuovo in pezzi.”

Ma le emozioni non c’è proprio verso di evitarle e  il giorno del suo decimo compleanno, Jack incontrerà la piccola andalusa con la voce d’usignolo, Miss Acacia, ballerina di flamenco…

Non svelerò di più.

A spingermi ad afferrare questo libro, qualche anno fa in libreria, è bastata la copertina, meravigliosamente illustrata da Benjamin Lacombe. Un’occhiata alla trama ed era già mio.

Una favola poetica per grandi, dolce e amara al tempo stesso, un racconto tenero ma anche ironico, romantico e crudele, fantastico e vero, che ci narra di amicizia, di passione, di amore e di diversità, attraverso metafore toccanti.

L’autore è Mathias Malzieau, cantante e scrittore, leader dei Dionysos. In contemporanea all’uscita francese del romanzo ha pubblicato l’album La mécanique du cœur,  adattamento sonoro e musicale del libro. Ecco allora il mio consiglio di leggere le pagine di questo racconto, con gli occhi sì, ma anche con il cuore del piccolo Jack che è dentro ognuno di noi, magari ascoltando qualche canzone dell’album!

Dal libro è stato tratto anche il film di animazione “Jack e la meccanica del cuore.”

 

Arianna

 

 

 

 

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“The book of tea”

“Beviamo, nel frattempo, un sorso di tè. Lo splendore del meriggio illumina i bambù, le sorgenti gorgogliano lievemente, e nella nostra teiera risuona il mormorio dei pini. Abbandoniamoci al sogno dell’effimero, lasciandoci trasportare dalla meravigliosa insensatezza delle cose.”

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In questo libro, pubblicato in inglese nel 1906, Kakuzo Okakura (1862-1913), discendente di una famiglia di samurai,  studioso dell’Oriente, grande storico del mondo moderno, dell’arte orientale e poeta, spiega agli occidentali “l’orientalità “dell’Oriente difendendola dagli stereotipi, servendosi del tè come simbolo, arrivando ai principi del taoismo e del buddismo, in particolare dello Zen.

In origine il tè fu medicina, per poi trasformarsi in bevanda. Nella Cina del VIII secolo entrò a far parte del regno della poesia, come uno dei passatempi raffinati. Nel XV secolo il Giappone lo elevò a religione estetica – il tèismo. Si tratta di un culto fondato sull’adorazione del bello, in contrapposizione alle miserie della vita quotidiana. Il tèismo ispira purezza e armonia, il mistero della carità reciproca, il senso romantico dell’ordine sociale. Fondamentalmente è un culto dell’Imperfetto, e al tempo stesso un fragile tentativo di realizzare qualcosa di possibile in quell’impossibile che per noi è la vita.”

Kakuzo Okakura parla delle origini del tè, della sua storia, della sua diffusione, per poi concentrare l’attenzione sulla cerimonia del tè e della sua importanza simbolica in Giappone e del Giappone. Cerimonia quasi religiosa, celebrata attraverso una ritualità e delle norme precise, che riguardano tempo e luogo, arredamento, utensili, azioni, gesti, e  che sanciscono la sottomissione del presente agli avi, al passato, alle antiche norme di vita.

Nel desolato deserto dell’esistenza, la stanza del tè era un’oasi in cui i viaggiatori affaticati potevano incontrarsi per abbeverarsi alla comune sorgente del piacere estetico. La cerimonia era una sorta di rappresentazione improvvisata, la cui trama si intesseva intorno al tè, ai fiori e ai dipinti. Non un colore che alteri il tono della stanza, non un suono che turbi il ritmo delle cose, non un gesto che comprometta l’armonia, non una parola che infranga l’unità dell’ambiente, tutti i movimenti devono esser compiuti in modo semplice e naturale. Sono questi gli scopi della cerimonia del tè.”

Libro bellissimo, da leggere tutto d’un fiato, con meraviglia, rispetto e tutto l’incanto per “l’anima” giapponese più profonda.

Arianna