La festa delle stelle innamorate.

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(Photo: konachan.com)

La settima notte del settimo mese dell’anno non è una notte qualsiasi. In Giappone è la festa di Tanabata (七夕) – letteralmente “della settima notte”- la festa delle stelle innamorate, che si rifà ad un’antica e romantica leggenda di origine cinese, della quale esistono diverse versioni, e che si celebra solitamente il 7 luglio di ogni anno o, in alcune località, il 7 agosto (a seconda che ci si riferisca al calendario solare o lunare). Questa festa, molto diffusa in Cina, fu importata nel 755 in Giappone presso il palazzo imperiale di Kioto, diventando poi popolare nel periodo Edo (1603-1868).

Anticamente sulle sponde di Ama-no-gawa, il Fiume Celeste -la Via Lattea – viveva il sovrano di tutti gli dei e imperatore del Cielo, Tentei, la cui figlia Orihime (la stella Vega) passava le giornate a tessere e cucire stoffe e vestiti regali per le divinità. Lavorava di giorno e di notte e senza avere mai un attimo di sosta maneggiava con rapidità e destrezza il suo fuso e realizzava abiti sempre più belli e splendidi per poter vestire tutte le divinità.
Lavorava talmente tanto che non aveva neppure il tempo di pensare a sé stessa e ai propri interessi. Giunta all’età adulta però, il padre mosso da pietà, giacché alla figlia non era mai stato concesso altro che lavorare il fuso, le scelse un marito: era un giovane mandriano, di nome Hikoboshi ( la stella Altair) la cui attività consisteva nel far pascolare buoi e fare attraversare loro le sponde del Fiume Celeste. Era un grande lavoratore e anche lui non pensava ad altro che a svolgere il suo lavoro. Essendo matrimonio combinato, i due finirono per conoscersi solo il giorno delle nozze; poco male però perché non appena i due si conobbero finirono per innamorarsi follemente l’uno dell’altro. Furono talmente presi dal profondo sentimento che provavano l’un per l’altro che dimenticarono completamente i loro doveri, il loro lavoro e gli altri Dei. La loro unica ragione di vita sembrava essere diventata l’amore e la passione.
Così la mandria di buoi finì per essere abbandonata a sé stessa e agli dei cominciarono a mancare gli abiti fino ad ora confezionati da Orihime. A questo punto il sovrano degli dei non poté trattenere la rabbia e punì i due severamente: i due sposini che fino a quel momento erano diventati inseparabili, avrebbero dovuto vivere le loro vite separatamente. Per evitare che i due avrebbero potuto incontrarsi, rischiando così di abbandonare nuovamente i loro doveri, l’Imperatore del Cielo creò due sponde separate dal fiume Ama-no-gawa (Via Lattea) e rendendolo anche impetuoso e privo di ponti fece si che i due non potessero mai più incontrarsi. Il risultato non fu però quello sperato: il pastore sognando e pensando sempre alla sua innamorata non accudiva ugualmente le bestie e neppure la dolce fanciulla, pensando continuamente al suo amore cuciva più i vestiti agli dei. Il sovrano allora, disperato e mosso da pietà e commozione, con il consenso anche degli altri dei altrettanto commossi, emise tale sentenza: “Se deciderete di ritornare ad occuparvi delle vostre attività come un tempo rispettando i vostri doveri, rimarrete divisi dalle sponde del Fiume Celeste per un anno intero però, vi sarà consentito di potervi incontrare una volta soltanto nella notte del settimo giorno del settimo mese dell’anno.”
A queste parole, i due giovani innamorati, pensando all’idea di potersi incontrare di nuovo ripresero di buona lena a lavorare sodo con la speranza di potersi presto riabbracciare. Da quel momento in poi infatti, dopo un anno di lavoro e fatica i due ogni 7 luglio attraversano il Fiume Celeste e nel cielo stellato si incontrano.”

(Fonte: japancoolture.com)

Durante questa giornata le strade si riempiono di di  zen-washi , le tipiche lanterne di carta colorata, e tutti passeggiano vestiti con il tradizionale yukata, il kimono estivo. La tradizione più diffusa consiste nello scrivere desideri e preghiere su dei fogli di carta colorati (chiamati tanzaku) che simboleggiano i fili di seta intrecciati da Orihime, e appendere questi fogli su dei rami di bambù, adornati con altri ornamenti in carta come kimono, cestini, origami, reti da pesca e borsette, sistemandoli nei giardini , all’ingresso delle case e per le strade, perché questi si avverino.

Esiste anche una canzone che racconta la magia di questa notte:

 

“Frusciano le foglie del bambù

  ondeggiando appese alla grondaia;

Le venerabili stelle luccicano

come granelli di sabbia d’oro e argento;
Ho scritto un tanzaku
colorato di cinque colori;
Le venerabili stelle luccicano
e dal cielo ci guardano.”

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(foto: gurashii.com)

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(foto Pinterest)

Non ci resta che aspettare con il naso all’insù l’arrivo del 7 luglio.

Buona festa delle stelle innamorate!

Arianna

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Wimbledon e fragole.

L’erba verde. Le fragole con la panna. I cappelli di paglia. I tennisti vestiti di bianco. La Pimm’s Cup. La pioggia. Il silenzio magico del Centre Court. L’ananas sul trofeo. E naturalmente la fila!

Dal 27 giugno al 10 luglio sui campi dell’All England Lawn Tennis and Croquet Club di Church Road si gioca il torneo di Wimbledon, prestigioso e affascinante appuntamento del tennis internazionale, un universo fatto di sport, tradizioni e “british style” che si rinnova da 139 anni, dove quasi niente è lasciato al caso… pioggia a parte!

Succede così che l’erba – Perennial Ryegrass tagliata all’altezza di 8 mm e curata con meticolosa e religiosa dedizione d oltre 40 anni da Robert Twynam , il capo giardiniere – è così meravigliosa e perfetta da sembrare un fresco tappeto verde. “Io, Robert Twynam, responsabile dei campi di Wimbledon, immagino e considero ogni filo d’erba come fosse un individuo, con le sue esigenze, un suo destino, e soprattutto il diritto inalienabile di crescere su quel prato benedetto.“( John McPhee, Tennis, Adelphi, Milano 2013)

AELTC/Thomas Lovelock . 21 June 2016

 

(photo: www.wimbledon.com)

Che il falco Rufus, si preoccupa da oltre 15 anni di tener lontani piccioni e altri volatili dai campi, volteggiando nel cielo sopra l’All England Club, dalle 9 del mattino, ed è così popolare da avere un suo account su Twitter e Facebook, @RufusTheHawk .

Che le fragole, varietà Ensanta,  arrivano la mattina dalle fattorie del Kent, e si uniscono alla doppia panna – assolutamente non montata e non zuccherata! – per diventare il dessert inventato nel 1500 da uno chef alla corte di Enrico VIII.

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Che cappelli, bandana, magliette, pantaloncini, gonne, scarpe, perfino l’intimo, indossati sia in gara che  in allenamento dai tennisti devono essere “almost entirely white” e naturalmente “white does not include off white or cream.

Che anche gli spettatori hanno un loro dress code sobrio e curato.

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Che il Pimm’s è rigorosamente preparato come da tradizione con Pimm’s no.1, limonata inglese, fette di cetriolo, fragole, arancia e qualche foglia di menta.

Che a  giugno, in Inghilterra, il tempo è imprevedibile e la pioggia è una tradizione anche lei! Il Centre Court è l’unico campo coperto da un tetto scorrevole, ma negli altri campi le partite possono essere interrotte o continuare sotto la pioggia. Pochissime sono state le edizioni del torneo senza interruzioni per pioggia.

(Photo: www.wimbledon.com)

 

Che la queue – onnipresente in Inghilterra – qui a Wimbledon diventa tradizione, un sacrificio fatto in nome di un sogno. Zaini, tende, coperte, ore di attesa, tante lingue diverse e un solo obiettivo, accaparrarsi un Ground Pass e vivere tutto questo.

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(Photo (c) The Gracious Posse)

Che il grande tabellone, gli steward con la divisa del circolo, le fotografie storiche e le statue dei campioni del passato, le panchine in legno, i fiori, l’edera, il profumo di rose e di erba appena tagliata, la pioggia e i tramonti ramati fanno di Wimbledon un posto unico, pieno di storia e magia al tempo stesso.

Il silenzio, è quello che ti colpisce quando giochi sul centrale di Wimbledon. Fai rimbalzare la palla lentamente sul morbido tappeto erboso, la lanci in aria per servire, la colpisci e senti l’eco del colpo. E di ogni colpo successivo: clac, clac, clac, clac. L’erba tagliata con cura, la ricca storia dell’antico stadio, i giocatori vestiti di bianco, gli spettatori rispettosi, la venerabile tradizione, nessun cartellone pubblicitario in vista: tutti questi elementi ti proteggono dal mondo esterno. ( Rafael Nadal e John Carlin  – Rafa. La mia storia.)

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Che la presenza dell’ananas sul trofeo maschile ha origini misteriose, secondo alcuni sembra si rifaccia all’antica abitudine dei capitani delle navi inglesi che, di ritorno dalle Americhe, appendevano alla porta di casa un ananas per avvertire tutti che erano tornati sani e salvi dal lungo viaggio, in segno di ospitalità e benessere.

A Wimbledon sono molto legata, e non solo al torneo ma  al posto in sé. Ci ho vissuto per un po’ in passato, ho frequentato dei corsi lì, ho passeggiato per il Village e, ebbene sì, anche la sottoscritta ha fatto la Wimbledon Queue!

Arianna

 

 

 

 

Triumphs and laments.

 

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Sulla riva del Tevere, fra Ponte Sisto e Ponte Mazzini, per 550 metri i muraglioni del fiume fanno da tela all’opera dell’artista sudafricano William Kentridge, Triumphs and Laments, un fregio ottenuto attraverso l’idropulitura selettiva della patina biologica e di smog del travertino, ispirato al racconto visivo elicoidale della Colonna Traiana. “E’ come se la Colonna Traiana si fosse srotolata su un’unica striscia, che si estende per più di 500 metri.”. Circa 90 figure, fra personaggi storici e stelle del cinema, alte fino a 10 metri, formano un corteo che dispiegandosi come in una lunga pellicola, racconta la storia di Roma, i suoi trionfi e le sue sconfitte, mescolando scene storiche e scene personali che hanno colpito la fantasia dell’artista – dalla lupa di Romolo e Remo al bacio fra Anita Ekberg e Marcello Mastroianni, dalla peste del XIII secolo al bombardamento di San Lorenzo durante la seconda guerra mondiale, dallo straripamento del Tevere del 1936 alla morte di Remo, accostato all’immagine del corpo senza vita di Pasolini, dall’estasi di Santa Teresa agli sbarchi di Lampedusa.

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“La mia speranza è che, mentre le persone si troveranno a camminare lungo questi 500 metri, esse possano riconoscere immagini di una storia sia familiare ma anche reinterpretata. E questo rifletterà la maniera complessa nella quale la città si rappresenta… Cercando il senso della storia a partire dai suoi frammenti, troviamo un trionfo in una sconfitta e una sconfitta in un trionfo.”

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Nell’arco di 3/4 anni l’opera sparirà, e i muraglioni torneranno ad essere quelli di prima.

Da romana, non posso che accogliere iniziative come questa di Tevereterno e William Kentridge, con gioia e una punta di orgoglio, quell’orgoglio messo sempre più spesso da parte ormai da me e dai miei concittadini. Sotto la patina del tempo, dello sporco, dello smog, di tanta, troppa noncuranza, disordine e malgoverno, si cela il sogno senza tempo di una città che continua instancabile ad accogliere tutti con gentilezza e maestosità, fiera di una bellezza che noi romani per primi sembriamo aver dimenticato. Lei no, lei ignora lividi, ferite e brutture, lei continua a rassettarsi la veste consunta, a specchiarsi nel Tevere, a brillare al tramonto, a parlare attraverso le voci delle campane, dell’acqua che scorre nelle sue fontane e dai suoi “nasoni”, delle rondini che volano alte nel suo cielo. Lei ci sta sussurrando di non perdere la speranza.

Benvenuti nella mia città.

Arianna

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Foto di Tevereterno

Non occorre titolo.

Si è arrivati a questo: siedo sotto un albero,
sulla sponda d’un fiume
in una mattina assolata.
E’ un evento futile
e non passerà alla storia.
Non si tratta di battaglie e patti,
di cui si studiano le cause,
né di tirannicidi degni di memoria.

Comunque siedo su questa sponda, è un fatto.
E se sono qui,
da qualche parte devo pur essere venuta,
e in precedenza
devo essere stata in molti altri posti,
esattamente come i conquistatori di terre lontane
prima di salire a bordo.

Anche l’attimo fuggente ha un ricco passato,
il suo venerdì prima del sabato,
il suo maggio prima di giugno.
Ha i suoi orizzonti non meno reali
di quelli nel cannocchiale dei capitani.

Quest’albero è un pioppo radicato da anni.
Il fiume è la Raba, che scorre non da ieri.
Il sentiero è tracciato fra i cespugli
non dall’altro ieri.
Il vento per soffiare via le nuvole
prima ha dovuto spingerle fin qui.

E anche se nulla di rilevante accade intorno,
non per quello il mondo è più povero di particolari,
peggio fondato, meno definito
di quando lo invadevano i popoli migranti.

Il silenzio non accompagna solo i complotti,
né il corteo delle cause solo le incoronazioni.
Possono essere tondi non solo gli anniversari delle insurrezioni,
ma anche i sassolini in parata sulla sponda.

Fitto e intricato è il reame delle circostanze.
Il punto della formica nell’erba.
L’erba cucita alla terra.
Il disegno nell’onda in cui si infila un fuscello.

Si da’ il caso che io sia qui e guardi.
Sopra di me una farfalla bianca sbatte nell’aria
ali che sono solamente sue,
e sulle mani mi vola un’ombra,
non un’altra, non d’un altro, ma solo sua.

A tale vista mi abbandona sempre la certezza
che ciò che è importante
sia più importante di ciò che non lo è.

Wislawa Szymborska

Buon primo giorno di giugno!

Arianna

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Le foto meravigliose sono di Bebe Mozz.

 

It’s raining poetry!

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Raining Poetry è il nuovo progetto di Mass Poetry , movimento no profit che supporta la comunità della poesia in Massachusetts, nonché un antidoto alla malinconia delle grigie giornate di pioggia. La Mayor’s Mural Crew di Boston infatti, usando spray idrorepellenti biodegradabili e stencils, ha riportato le parole di poesie di  Langston Hughes, Elizabeth McKim, Barbara Helfgott Hyett e Gary Duehr sui marciapiedi della città. Durante le giornate di sole le scritte rimangono invisibili, ma quando vengono bagnate dalla pioggia le poesie si rivelano agli ignari passanti e in questo modo i temporali si trasformano in improvvise esplosioni di poesia!

La missione del progetto è quella di portare la poesia alla gente, ovunque e a tutte le età, arricchendone con i versi un attimo di vita quotidiana.

Quale miglior modo di onorare i poeti bostoniani se non quello di leggere le loro parole in una giornata di pioggia? E quale miglior modo di dimenticarsi per un attimo della pioggia che cade, posando gli occhi su qualcosa di così delicato ed effimero come l’emozione di un verso?

Arianna

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(Foto: http://www.masspoetry.org/rainingpoetry/ )

 

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100 storie.

100 canzoni.

100 spazi.

100 tempi.

100 panorami.

100 colori.

100 universi.

A voi magari non fa così effetto, ma per me è una sensazione bellissima, da scoprire, da pensare, da assaporare, immaginandovi tutti.

E allora vi ringrazio, uno ad uno, tutti e 100.

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(I quadri meravigliosi sono di Ivan Guaderrama!)

Arianna

Il suono dell’ikebana.

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(Photo: http://www.naokotosa.com/ )

Sound of Ikebana” è il nome della serie di opere dell’artista giapponese Naoko Tosa, la quale mixa liquidi come colori a pastello e oli, cercando di interpretare e rendere i colori della natura e le loro variazioni e tradurli nell’espressione delle stagioni giapponesi. La primavera dei ciliegi, l’autunno delle foglie rosse, l’inverno delle camelie e della neve, l’estate dell’acqua azzurra e delle campanule. Applicando delle vibrazioni sonore ai liquidi, questi esplodono in movimenti che vengono catturati con una fotocamera ad alta velocità. Il risultato è un’affascinante e moderna reinterpretazione dell’antica arte giapponese dell’ikebana, arte della disposizione dei fiori recisi.

Una buona serata.

Enjoy and relax 🙂

Arianna