London Tweed Run

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London Tweed Run

Domani a Londra si correrà l’ottava edizione della London Tweed Run, una corsa ciclistica molto particolare, dove non conta la velocità ma lo stile e l’eleganza. I partecipanti, infatti, devono rispettare una rigida etichetta, ben riassunta nel monito che la introduce : “Distrust any enterprise that requires new clothes.” (Henry David Thoreau).  “Diffida di ogni impresa che richieda abiti nuovi”, infatti la corsa è  un inno al vintage, quello più classico, iconico ed elegante rappresentato dal tweed, appunto, sia per quanto riguarda le biciclette sia, naturalmente, gli abiti. Completi in tweed, pantaloni al ginocchio, papillon, cravatte, berretti o bowler per i gentlemen, gonne da bicicletta per le donne, giacche e alpaca –  gli organizzatori della Tweed Run precisano che: “The term “overdressed” does not exist in our vocabulary.”

Il programma prevede, naturalmente, anche il tè e un picnic, il tutto organizzato – manco a dirlo! – in graziosi cestini.

Solo a Londra, aggiungo io. Sospiro. Buon fine settimana a voi!

Arianna

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Photos: http://www.tweedrun.com/

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Lettere appassionate.

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A Diego Rivera.

23 luglio 1935

[…]

Una certa lettera, vista per caso, in una certa giacca, di un certo signore, scritta da una certa signorina che viene dalla lontana e maledetta Germania, e che immagino dev’essere colei che Willi Valentiner ha mandato qui a spassarsela con scopi “scientifici”, “artistici” e “archeologici”…mi ha causato molta rabbia e , a dir la verità, gelosia…

Perché dovrei essere così sciocca e permalosa da non capire che le lettere, le tresche, le insegnanti di…inglese, le modelle gitane, le assistenti di “buona volontà”, le allieve interessate all'”arte della pittura” e le inviate plenipotenziarie da luoghi lontani sono solo avventure, e che in fondo io e te ci amiamo tantissimo, e anche se passiamo attraverso innumerevoli avventure, porte sbattute, insulti e lamenti a livello internazionale, continuiamo ad amarci? Credo che dipenda dal fatto che sono un tantino stupida perché tutte queste cose sono successe e si sono ripetute durante i sette anni vissuti insieme; e tutta la rabbia che ho ingoiato mi ha semplicemente fatto capire meglio che ti amo più della mia stessa vita, e che anche se tu non mi ami allo stesso modo, comunque mi ami – non è così? E pur se ne dubito, mi rimarrà sempre la speranza che sia così, e di questo mi accontento…

Amami un poco               io ti adoro

                                                                     Frieda

 

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Frida Kahlo – Lettere appassionate

Arianna

 

 

Mum.

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Apro la porta bianca della tua stanza, alla fine del corridoio. E’ ordinata, come sempre. Sei sempre stato ordinato, fin da piccino, come quando appena finito di mangiare volevi il ripiano del seggiolone libero e pulito! C’è il canestro appeso al muro, cresciuto anche lui con te e sistemato più in alto di anno in anno. Il tuo amore per il basket è nato anni fa, quando correvi verso ogni canestro che vedevi e volevi guardare triple e schiacciate in NBA sull’iPhone della mamma. Sei alto e sportivo, non sei mai riuscito a star fermo, tu! C’è la tua chitarra. Il tuo pianoforte, anzi, “ché se impari a suonare il pianoforte poi sarai in grado di suonare tutto!” Il mappamondo sulla scrivania, perché ti piace viaggiare e il mondo vuoi visitarlo proprio tutto. Ami Londra, proprio come me! Studi fisica e astronomia, sei sempre stato curioso di tutto intorno a te, e il cielo non può certo essere un limite, anzi. Oppure studi Ingegneria e il tuo sogno è lavorare in Ferrari…o come dicevi tu a due anni, “aiii”! La Ferrari era l’unica giostra su cui non ti stancavi mai di girare. Ancora e ancora. Ci andavi perfino a dormire con la tua Ferrari in mano!

Apro gli occhi e tu sei lì. Dormi nel lettone, con la tua Ferrari stretta nella manina. L’acqua sul comodino, nel tuo bicchiere di plastica con i pinguini sopra. Il vero sogno della mamma sei tu, il più bello e grande che potessi fare. Il futuro può aspettare un altro po’.

Buona Festa della Mamma a tutte le mamme!

Arianna

Hagakure.

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(Tsukiyoka Yoshitoshi)

Prima o poi, ogni passo di queste memorie dovrà essere bruciato. Io, Tashiro Tsuramoto, ho trascritto fedelmente quanto il Maestro Yamamoto Tsunemoto volle tramandare ai posteri riguardo alla vita politica, alla condotta dei samurai, alle usanze del tempo, affinché fosse fatto tesoro del suo insegnamento.

Chi leggesse queste note potrebbe provare risentimento e avversione. Per questi motivi il Maestro mi ha raccomandato di dare alle fiamme il manoscritto, a ogni costo. Il nostro primo incontro avvenne il 5 marzo dell’Era Hoei.

Quanto sono distanti                                                                                                                                              Dagli affanni del mondo                                                                                                                                      Questi ciliegi selvatici                                                                                                                                                                                          Furumaru (Yamamoto Tsunemoto)

Sotto candide nuvole                                                                                                                                                        Sotto il ciliegio in fiore                                                                                                                                                    Ci siamo incontrati.                                                                                                                                                                                               Kisui (Tashiro Tsuramoto) 

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Così ha inizio “Hagakure” (“All’ombra delle foglie”), una delle opere più rappresentative della letteratura samuraica, nella quale sono raccolti gli insegnamenti impartiti dal monaco buddhista Yamamoto Tsunemoto ad un samurai di nome Tashiro Tsuramoto che li ha annotati, dal 1710 al 1716, e trasmessi in segreto, trasgredendo il principio di ubbidienza assoluta alla volontà del Maestro di dare alle fiamme il manoscritto.

Quando si è determinati, nulla è impossibile: allora si può perfino muovere il cielo e scuotere la terra. Ma se si è privi di coraggio, si è in preda all’incertezza. Si dice che un uomo possa muovere il cielo e la terra senza nessuna difficoltà, quando lo desidera con tutto il cuore.

Arianna

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(Hagakure – Edizioni Mediterranee )

A postcard from Little Venice.

Questo post è nato quando Silvia, di The Food Traveler, mi ha chiesto di collaborare scrivendo qualcosa per la rubrica Travel Mates del suo bel sito di storie di viaggi e cibo. Non sono una guida turistica né un’esperta di viaggi e questo è il mio piccolo contributo in parole, ricordi e sensazioni.                                                                                         Venite con me a Little Venice? 🙂

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(“Regent’s Canal” – Illustrazione di Bek Cruddace)

Immaginate una domenica mattina di primavera, a Londra. Avete trascorso i vostri giorni di vacanza rincorrendo tutte le attrazioni turistiche, Tube Map alla mano, salendo e scendendo scale, facendo code interminabili, camminando camminando per le strade affollate.

E’ domenica, c’è il sole, l’aria è tiepida e profuma di primavera, di erba tagliata, di lentezza. Andremo in un posto meno conosciuto e meno turistico, una piccola meraviglia dove scopriremo una Londra più silenziosa, elegante come sempre e molto affascinante, affacciata sul Regent’s Canal: Little Venice.

A Little Venice si può arrivare a piedi partendo dalla Stazione di Paddington, fra i grattacieli del Paddington Basin (alternativa consigliata dalla sottoscritta!) o con la metro, scendendo alla fermata di Warwick Avenue, sulla Bakerloo Line.

Punto di incontro fra il Regent’s Canal e il Grand Union Canal, tra Paddington e Maida Vale, Little Venice è un piccolo triangolo d’acqua circondato da eleganti case del diciottesimo secolo con le facciate di stucco color crema, molte delle quali progettate dall’architetto John Nash; al centro l’isola di Browning, in onore del poeta Robert Browning che visse al numero 19 di Warwick Crescent dal 1862 al 1887.

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(Credit: Cristopher Chan)

Lungo il canale, attraversato da cigni e anatre, si affacciano ristoranti, caffè, pubs e le house boats, case galleggianti prevalentemente private, con tavolini, vasi di fiori, tendine di pizzo e biciclette.

Qui c’è il famoso teatro di marionette Puppet Theatre Barge, tappa consigliata se si viaggia con i bambini, e la banchina del London Waterbus, per attraversare in barca il Regent’s Canal da Little Venice fino allo Zoo, in  Regent’s Park  o a Camden Lock Market.

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(credit: The London Waterbus Company)

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(Photo credit: Reflected Serendipity)

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(Photo credit: Loz Pycock)

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(photo credit: R-P-M)

Prima di riprendere la passeggiata a piedi (per i più volenterosi!) o in waterbus lungo il canale verso Regent’s Park – fra rose, ponticelli, barchette sul lago e spettacoli teatrali all’aperto – Primrose Hill – una collina verde dalla quale si gode di una meravigliosa vista su Londra – o Camden, è qui che vi consiglio di fermarvi a colazione, per il brunch o per il tradizionale afternoon tea, magari in posto un po’ speciale come The Quince Tree, nelle Clifton Nurseries. Immaginate di farlo immersi in una vera e propria oasi di piante e fiori, le Clifton Nurseries appunto, il garden center più antico di Londra, in un’atmosfera molto british profumata di rose inglesi,  gustando la vostra colazione, brunch o tè, all’interno di una vecchia serra a vetrate. Ma non dimenticate di prenotare!

(The Quince Tree, Clifton Nurseries, 5a, Clifton Villas)

Se il viaggio a Londra è ancora lontano, possiamo portare a casa un po’ dei profumi del Quince Tree Cafe provando la ricetta dei loro fantastici macarons, una ricetta preziosa che gentilmente hanno regalato a me e a tutti i lettori.

Enjoy!

Arianna

 

“Macarons con ganache al cioccolato fondente e lime con coulis di lamponi” 

Ricetta di The Quince Tree -London

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Per i macarons (circa 35)

170g. di zucchero a velo

160 g. di farina di mandorle o mandorle tritate

120 ml. di albumi (di circa 4 uova medie)

160. grammi di zucchero semolato

colorante rosso in polvere

Per la ganache:

120 g. di panna fresca liquida

110g. di cioccolato fondente, spezzettato finemente

25g. di burro non salato

50ml. di succo di lime (circa tre limes)

Per la coulis di lamponi

300g. di lamponi freschi

50g. di zucchero

succo di un limone

16g. di pectina

 

Mettere in una ciotola le mandorle tritate, lo zucchero a velo e la metà (110ml.) degli albumi, mescolare e lasciare da parte.Iniziare a montare i restanti albumi a velocità lenta e nel frattempo mettere lo zucchero semolato in una pentola con 50ml. di acqua a scaldare, far sciogliere lo zucchero e far scaldare fino a 118° circa (usando un termometro da cucina). Quando lo sciroppo di acqua e zucchero avrà raggiunto la temperatura, versarlo lentamente negli albumi che stanno montando, aumentando la velocità delle fruste. Continuare a montare albumi e sciroppo fino ad ottenere un composto lucido. Aggiungere il colorante rosso in polvere.

Versare un terzo di questo composto nella ciotola dell’impasto di farina di mandorle, mescolando delicatamente con una spatola. Ripetere con un altro terzo di composto, fino a terminarlo e continuare a mescolare fino ad ottenere un impasto lucido e morbido.

Trasferire il composto ottenuto in una sac à poche e formare su una teglia rivestita di carta da forno (o sul tappetino di silicone per macarons) dei dischetti di circa 4,5cm. Lasciar riposare a temperatura ambiente per circa 30 minuti in modo che sulla superficie dei macarons si formi una sottile pellicola. Nel frattempo pre-riscaldare il forno a 130°. Infornare i macarons per circa 14 minuti finchè non si staccheranno dalla carta. Sfornarli e lasciarli raffreddare prima di decorarli.

Per la ganache al lime, scaldare a bagnomaria il cioccolato e la panna, aggiungere il succo di lime e il burro, quando sarà tutto amalgamato, spegnere il fuoco, coprire con una pellicola e lasciar raffreddare in frigo.

Per la coulis di lamponi, passare i lamponi al setaccio e raccoglierne il succo in un pentolino. Aggiungere il succo di limone, lo zucchero e mettere il pentolino sul fuoco. Quando arriverà ad ebollizione aggiungere la pectina e mescolare per 2/3 minuti, quindi spegnere il fuoco e lasciar raffreddare.

Trasferire la ganache nella sac à poche, decorare i macarons con uno strato di ganache e sopra uno di coulis di lamponi, richiudendo con un altro disco.

I macarons così ottenuti si conserveranno in un contenitore a chiusura ermetica per circa 4 giorni mentre i dischi di macarons, non farciti, posso essere conservati nel freezer per un mese.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La musica della foresta.

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(Photo: Japancoolture)

Ad Arashi-yama, nella periferia occidentale di Kyoto, c’è la bellissima foresta di bambù di Sagano, un bosco dalla fitta vegetazione composta quasi esclusivamente di canne di bambù, alte oltre dieci metri, che lasciano filtrare il sole creando giochi di luce magici.

Il suono del movimento delle canne di bambù protese verso il cielo, che oscillano al vento, è stato indicato dal Governo come uno dei 100 soundscapes of Japan, un’iniziativa  volta a diffondere l’importanza dell’ascolto meditativo e a salvaguardare i suoni della natura in nome di un rispetto dell’ambiente inteso finalmente in senso più ampio e completo.

E voi, riuscite a sentirla la musica del vento?

Arianna

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(Photo: Japancoolture )

 

 

 

 

Mr Gwyn.

 

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Mr Gwyn

Jasper Gwyn mi ha insegnato che non siamo personaggi, siamo storie, disse Rebecca. Ci fermiamo all’idea di essere un personaggio impegnato in chissà quale avventura, anche semplicissima, ma quel che dovremmo capire è che noi siamo tutta la storia, non solo quel personaggio. Siamo il bosco dove cammina, il cattivo che lo frega, il casino che c’è attorno, tutta la gente che passa, il colore delle cose, i rumori. Riesce a capire?

– No. –

Lei fa le lampadine, le è mai successo di vedere una luce in cui si è riconosciuto? Che era proprio lei? Il vecchietto si ricordò di un lampioncino acceso sulla porta di un cottage anni prima.

– Una volta, disse. –

E allora può capire. Una luce è giusto uno spicchio di una storia. Se c’è una luce che è come lei, ci sarà anche un rumore, un angolo di strada, un uomo che cammina, molti uomini, o una donna sola, cose del genere. Non si fermi alla luce, pensi a tutto il resto, pensi a una storia. Jasper Gwyn diceva che tutti siamo qualche pagina di un libro, ma di un libro che nessuno ha mai scritto e che invano cerchiamo negli scaffali della nostra mente.

Mr Gwyn è uno scrittore di successo. Una mattina, passeggiando per i viali di Regent’s Park a Londra, dove vive, decide che quello di scrittore non è più il modo di guadagnarsi da vivere più adatto a lui. Comunica la sua decisione al pubblico attraverso un articolo per il Guardian, una lista di cinquantadue cose che si ripromette di non fare più. L’ultima è, appunto, scrivere libri.

Inizialmente leggero e felice, col passare dei giorni si rende conto che gli manca il gesto dello scrivere, “la quotidiana cura con cui mettere in ordine pensieri nella forma rettilinea di una frase”. Che solo scrivere lo fa sentire vivo. Decide allora che farà il copista.

Poi un giorno accade che incontra la signora con l’ombrello e le sue surreali conversazioni.

“Fare il copista c’entra col copiare qualcosa, no?  Chiese. “Probabilmente.” “Ecco, ma non atti notarili o numeri, la prego.” “Cercherò di evitare.” “Veda se trova qualcosa tipo copiare la gente.” “Sì.” “Come sono fatti.” “Sì.” “Le verrà bene.” “Sì.”

Entrare in una galleria d’arte segnerà un momento fondamentale della sua nuova vita: ritrarre qualcuno è un gesto bellissimo con cui riportarlo a casa. Scriverà ritratti di persone, le riporterà a casa, liberandole dalla maschera dietro la quale nascondere ogni giorno se stessi.

Non svelerò di più. Tanti personaggi diversi popolano le pagine di questo libro di Alessandro Baricco, del 2011.  Persone diverse. Sentimenti diversi. Parole, pensieri, colori di ognuno. Rumori, luci. Tante storie diverse da raccontare. La propria, su cui riflettere da spettatori del proprio ritratto.

 

Arianna