Lettere appassionate.

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A Diego Rivera.

23 luglio 1935

[…]

Una certa lettera, vista per caso, in una certa giacca, di un certo signore, scritta da una certa signorina che viene dalla lontana e maledetta Germania, e che immagino dev’essere colei che Willi Valentiner ha mandato qui a spassarsela con scopi “scientifici”, “artistici” e “archeologici”…mi ha causato molta rabbia e , a dir la verità, gelosia…

Perché dovrei essere così sciocca e permalosa da non capire che le lettere, le tresche, le insegnanti di…inglese, le modelle gitane, le assistenti di “buona volontà”, le allieve interessate all'”arte della pittura” e le inviate plenipotenziarie da luoghi lontani sono solo avventure, e che in fondo io e te ci amiamo tantissimo, e anche se passiamo attraverso innumerevoli avventure, porte sbattute, insulti e lamenti a livello internazionale, continuiamo ad amarci? Credo che dipenda dal fatto che sono un tantino stupida perché tutte queste cose sono successe e si sono ripetute durante i sette anni vissuti insieme; e tutta la rabbia che ho ingoiato mi ha semplicemente fatto capire meglio che ti amo più della mia stessa vita, e che anche se tu non mi ami allo stesso modo, comunque mi ami – non è così? E pur se ne dubito, mi rimarrà sempre la speranza che sia così, e di questo mi accontento…

Amami un poco               io ti adoro

                                                                     Frieda

 

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Frida Kahlo – Lettere appassionate

Arianna

 

 

L’amore riempie il vuoto.

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(photo: Curtis Cronn)

“Mind the gap.”

Per chiunque sia stato a Londra e abbia preso la metropolitana, queste tre parole ripetute all’approssimarsi dei treni alla stazione per invitare i passeggeri a fare attenzione al vuoto fra la porta in apertura e la banchina (“the gap”, appunto) rappresentano un iconico ricordo. Come i bus double-decker , i taxi, le cabine telefoniche rosse.

Per le persone come me, innamorate di Londra, queste tre parole rievocano immagini, odori, rumori e colori  avvolti in quella nostalgia che ti stringe lo stomaco. I viali alberati, i palazzi bianchi su Holland Park Avenue e la stazione di Shepherd’s Bush. Le corse per arrivare a scuola. L’odore della carta stampata dei quotidiani mischiato a quello dei dopobarba, alle 9 di mattina. Gli abiti scuri e le cravatte degli uomini della City. Le volte in cui mi sono addormentata cullata dal movimento dei vagoni. Il profumo di mela verde. Il sapore del succo Ribena. L’odore metallico della metro. L’odore di curry. I colori delle mattonelle sui muri. La fermata di Charing Cross. La felicità di sentirsi esattamente dove si desidera essere.

Per una persona in particolare, la Signora Margaret McCollum, dietro queste parole c’è una storia d’amore. La sua storia d’amore.

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(photo: bbc.co.uk)

E’ di suo marito, Oswald Laurence, celebre attore inglese, la voce dell’annuncio registrato nel lontano 1969 e utilizzato per 40 anni sulla Northern Line. Voce autoritaria e nello stesso tempo tanto cortese ed educata, da rendere superfluo perfino il “please” finale, fondamentale per la lingua inglese. Laurence morì nel 2007, così sua moglie Margaret continuò ad andare ogni giorno nella stessa stazione, quella di Embankment, per sedersi su una panchina ad ascoltare quella voce, unico sollievo al suo grande dolore, l’unico modo per sentirsi ancora insieme.

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(photo: dailymail.co.uk)

Quando nel novembre 2012 l’annuncio fu sostituito da un nuovo sistema digitale, Margaret scrisse alla Transport of London, per chiedere una copia registrata di quell’annuncio. Il direttore, Nigel Holness, rimase così colpito da quella lettera e dalla sua storia, che decise di ripristinare il vecchio annuncio alla stazione di Embankment, riempiendo in parte un vuoto incolmabile e lasciando trionfare l’amore su tutto.

Una storia vera e dolce, di vuoti, di presenze, di treni, di addii, di un annuncio e un amore destinati a durare per sempre. Una storia diventata un corto di Luke Flanagan.

Arianna