Una casa sull’albero.

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Sospesa fra terra e cielo e completamente circondata da alberi di ciliegio, questa casetta che sembra uscita da un libro di favole è opera dell’architetto Terunobu Fujimori per il Kiyoaru Shirakaba Museum a Hokuto, in Giappone ed è una “casa del tè”, costruita per godere dello spettacolo della fioritura dei ciliegi e celebrare la tradizionale cerimonia del tè.

Poggiata solidamente sul tronco di un cipresso e progettata per resistere a condizioni avverse e terremoti (molto frequenti in queste zone) in perfetto equilibrio con l’ambiente che la circonda, racchiude un’anima semplice, pulita e moderna, pur conservando la sua natura fiabesca ed effimera.

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I miei auguri per questo nuovo anno appena iniziato voglio farveli così, colorandoli di rosa come questi fiori di ciliegio!

Arianna

 

 

 

 

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La festa delle stelle innamorate.

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(Photo: konachan.com)

La settima notte del settimo mese dell’anno non è una notte qualsiasi. In Giappone è la festa di Tanabata (七夕) – letteralmente “della settima notte”- la festa delle stelle innamorate, che si rifà ad un’antica e romantica leggenda di origine cinese, della quale esistono diverse versioni, e che si celebra solitamente il 7 luglio di ogni anno o, in alcune località, il 7 agosto (a seconda che ci si riferisca al calendario solare o lunare). Questa festa, molto diffusa in Cina, fu importata nel 755 in Giappone presso il palazzo imperiale di Kioto, diventando poi popolare nel periodo Edo (1603-1868).

Anticamente sulle sponde di Ama-no-gawa, il Fiume Celeste -la Via Lattea – viveva il sovrano di tutti gli dei e imperatore del Cielo, Tentei, la cui figlia Orihime (la stella Vega) passava le giornate a tessere e cucire stoffe e vestiti regali per le divinità. Lavorava di giorno e di notte e senza avere mai un attimo di sosta maneggiava con rapidità e destrezza il suo fuso e realizzava abiti sempre più belli e splendidi per poter vestire tutte le divinità.
Lavorava talmente tanto che non aveva neppure il tempo di pensare a sé stessa e ai propri interessi. Giunta all’età adulta però, il padre mosso da pietà, giacché alla figlia non era mai stato concesso altro che lavorare il fuso, le scelse un marito: era un giovane mandriano, di nome Hikoboshi ( la stella Altair) la cui attività consisteva nel far pascolare buoi e fare attraversare loro le sponde del Fiume Celeste. Era un grande lavoratore e anche lui non pensava ad altro che a svolgere il suo lavoro. Essendo matrimonio combinato, i due finirono per conoscersi solo il giorno delle nozze; poco male però perché non appena i due si conobbero finirono per innamorarsi follemente l’uno dell’altro. Furono talmente presi dal profondo sentimento che provavano l’un per l’altro che dimenticarono completamente i loro doveri, il loro lavoro e gli altri Dei. La loro unica ragione di vita sembrava essere diventata l’amore e la passione.
Così la mandria di buoi finì per essere abbandonata a sé stessa e agli dei cominciarono a mancare gli abiti fino ad ora confezionati da Orihime. A questo punto il sovrano degli dei non poté trattenere la rabbia e punì i due severamente: i due sposini che fino a quel momento erano diventati inseparabili, avrebbero dovuto vivere le loro vite separatamente. Per evitare che i due avrebbero potuto incontrarsi, rischiando così di abbandonare nuovamente i loro doveri, l’Imperatore del Cielo creò due sponde separate dal fiume Ama-no-gawa (Via Lattea) e rendendolo anche impetuoso e privo di ponti fece si che i due non potessero mai più incontrarsi. Il risultato non fu però quello sperato: il pastore sognando e pensando sempre alla sua innamorata non accudiva ugualmente le bestie e neppure la dolce fanciulla, pensando continuamente al suo amore cuciva più i vestiti agli dei. Il sovrano allora, disperato e mosso da pietà e commozione, con il consenso anche degli altri dei altrettanto commossi, emise tale sentenza: “Se deciderete di ritornare ad occuparvi delle vostre attività come un tempo rispettando i vostri doveri, rimarrete divisi dalle sponde del Fiume Celeste per un anno intero però, vi sarà consentito di potervi incontrare una volta soltanto nella notte del settimo giorno del settimo mese dell’anno.”
A queste parole, i due giovani innamorati, pensando all’idea di potersi incontrare di nuovo ripresero di buona lena a lavorare sodo con la speranza di potersi presto riabbracciare. Da quel momento in poi infatti, dopo un anno di lavoro e fatica i due ogni 7 luglio attraversano il Fiume Celeste e nel cielo stellato si incontrano.”

(Fonte: japancoolture.com)

Durante questa giornata le strade si riempiono di di  zen-washi , le tipiche lanterne di carta colorata, e tutti passeggiano vestiti con il tradizionale yukata, il kimono estivo. La tradizione più diffusa consiste nello scrivere desideri e preghiere su dei fogli di carta colorati (chiamati tanzaku) che simboleggiano i fili di seta intrecciati da Orihime, e appendere questi fogli su dei rami di bambù, adornati con altri ornamenti in carta come kimono, cestini, origami, reti da pesca e borsette, sistemandoli nei giardini , all’ingresso delle case e per le strade, perché questi si avverino.

Esiste anche una canzone che racconta la magia di questa notte:

 

“Frusciano le foglie del bambù

  ondeggiando appese alla grondaia;

Le venerabili stelle luccicano

come granelli di sabbia d’oro e argento;
Ho scritto un tanzaku
colorato di cinque colori;
Le venerabili stelle luccicano
e dal cielo ci guardano.”

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(foto: gurashii.com)

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(foto Pinterest)

Non ci resta che aspettare con il naso all’insù l’arrivo del 7 luglio.

Buona festa delle stelle innamorate!

Arianna

Il suono dell’ikebana.

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(Photo: http://www.naokotosa.com/ )

Sound of Ikebana” è il nome della serie di opere dell’artista giapponese Naoko Tosa, la quale mixa liquidi come colori a pastello e oli, cercando di interpretare e rendere i colori della natura e le loro variazioni e tradurli nell’espressione delle stagioni giapponesi. La primavera dei ciliegi, l’autunno delle foglie rosse, l’inverno delle camelie e della neve, l’estate dell’acqua azzurra e delle campanule. Applicando delle vibrazioni sonore ai liquidi, questi esplodono in movimenti che vengono catturati con una fotocamera ad alta velocità. Il risultato è un’affascinante e moderna reinterpretazione dell’antica arte giapponese dell’ikebana, arte della disposizione dei fiori recisi.

Una buona serata.

Enjoy and relax 🙂

Arianna

La musica della foresta.

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(Photo: Japancoolture)

Ad Arashi-yama, nella periferia occidentale di Kyoto, c’è la bellissima foresta di bambù di Sagano, un bosco dalla fitta vegetazione composta quasi esclusivamente di canne di bambù, alte oltre dieci metri, che lasciano filtrare il sole creando giochi di luce magici.

Il suono del movimento delle canne di bambù protese verso il cielo, che oscillano al vento, è stato indicato dal Governo come uno dei 100 soundscapes of Japan, un’iniziativa  volta a diffondere l’importanza dell’ascolto meditativo e a salvaguardare i suoni della natura in nome di un rispetto dell’ambiente inteso finalmente in senso più ampio e completo.

E voi, riuscite a sentirla la musica del vento?

Arianna

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(Photo: Japancoolture )

 

 

 

 

“The book of tea”

“Beviamo, nel frattempo, un sorso di tè. Lo splendore del meriggio illumina i bambù, le sorgenti gorgogliano lievemente, e nella nostra teiera risuona il mormorio dei pini. Abbandoniamoci al sogno dell’effimero, lasciandoci trasportare dalla meravigliosa insensatezza delle cose.”

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In questo libro, pubblicato in inglese nel 1906, Kakuzo Okakura (1862-1913), discendente di una famiglia di samurai,  studioso dell’Oriente, grande storico del mondo moderno, dell’arte orientale e poeta, spiega agli occidentali “l’orientalità “dell’Oriente difendendola dagli stereotipi, servendosi del tè come simbolo, arrivando ai principi del taoismo e del buddismo, in particolare dello Zen.

In origine il tè fu medicina, per poi trasformarsi in bevanda. Nella Cina del VIII secolo entrò a far parte del regno della poesia, come uno dei passatempi raffinati. Nel XV secolo il Giappone lo elevò a religione estetica – il tèismo. Si tratta di un culto fondato sull’adorazione del bello, in contrapposizione alle miserie della vita quotidiana. Il tèismo ispira purezza e armonia, il mistero della carità reciproca, il senso romantico dell’ordine sociale. Fondamentalmente è un culto dell’Imperfetto, e al tempo stesso un fragile tentativo di realizzare qualcosa di possibile in quell’impossibile che per noi è la vita.”

Kakuzo Okakura parla delle origini del tè, della sua storia, della sua diffusione, per poi concentrare l’attenzione sulla cerimonia del tè e della sua importanza simbolica in Giappone e del Giappone. Cerimonia quasi religiosa, celebrata attraverso una ritualità e delle norme precise, che riguardano tempo e luogo, arredamento, utensili, azioni, gesti, e  che sanciscono la sottomissione del presente agli avi, al passato, alle antiche norme di vita.

Nel desolato deserto dell’esistenza, la stanza del tè era un’oasi in cui i viaggiatori affaticati potevano incontrarsi per abbeverarsi alla comune sorgente del piacere estetico. La cerimonia era una sorta di rappresentazione improvvisata, la cui trama si intesseva intorno al tè, ai fiori e ai dipinti. Non un colore che alteri il tono della stanza, non un suono che turbi il ritmo delle cose, non un gesto che comprometta l’armonia, non una parola che infranga l’unità dell’ambiente, tutti i movimenti devono esser compiuti in modo semplice e naturale. Sono questi gli scopi della cerimonia del tè.”

Libro bellissimo, da leggere tutto d’un fiato, con meraviglia, rispetto e tutto l’incanto per “l’anima” giapponese più profonda.

Arianna